SFB – Senza Filtri Bianconeri: perché nasce questo spazio
Per tanto tempo ho pensato che bastasse un post.
Una frase secca, un tweet, uno sfogo dopo una partita, una risposta scritta di pancia sotto l’ennesima notizia sulla Juventus. Pensavo che fosse sufficiente dire la propria in poche righe, buttare fuori quella sensazione che noi juventini conosciamo fin troppo bene: rabbia, delusione, speranza, nostalgia, ironia, a volte anche rassegnazione.
Poi però ti accorgi che certi pensieri non ci stanno più dentro un post.
Non ci stanno dentro 280 caratteri.
Non ci stanno dentro un tweet su X.
Non ci stanno dentro il solito commento scritto di fretta, magari mentre stai ancora cercando di capire se sei più arrabbiato per il risultato, per l’atteggiamento, per la società o per quella sensazione ormai diventata familiare: la Juventus che sembra sempre sul punto di ripartire, ma che poi resta lì, ferma, impantanata nella stessa identica storia.
E allora ho deciso di aprire questo spazio.
Un blog.
Un nuovo foglio.
Un posto mio.
Si chiama SFB – Senza Filtri Bianconeri.
Il nome dice già quasi tutto. Qui non ci sarà la pretesa di fare il giornalista, il dirigente, l’allenatore da tastiera o il fenomeno che sa sempre tutto prima degli altri. Qui ci sarà semplicemente il punto di vista di un tifoso juventino che vive questa passione da anni, che l’ha assorbita, amata, difesa, criticata, a volte anche sofferta.
Perché sì, la Juventus per me non è mai stata soltanto una squadra di calcio.
È una parte della mia identità sportiva. È una storia che mi porto dietro da quando ero ragazzo. È quel bianco e nero che, nel bene e nel male, ti entra addosso e non se ne va più. È la gioia delle vittorie, la rabbia delle ingiustizie, il fastidio per la mediocrità, la nostalgia per ciò che eravamo e la paura, molto concreta, di abituarci a ciò che siamo diventati.
Mi chiamo Urban Gorjan. Vivo in Slovenia, vicino al confine con l’Italia, ma l’Italia l’ho sempre sentita vicina, quasi come una seconda casa culturale. La Juventus è stata ed è una delle mie grandi passioni. Una passione che oggi provo anche a trasmettere ai miei figli, perché certe cose non si spiegano: si respirano, si vivono, si ereditano.
Ma proprio perché amo la Juventus, non riesco più a fingere che vada tutto bene.
E questo sarà il cuore di SFB.
Non sarà un blog contro la Juventus.
Sarà un blog per chi ama la Juventus abbastanza da non volerla vedere diventare normale.
Perché questo è il punto. Il vero problema non è perdere una partita. Non è arrivare quarti invece che primi. Non è nemmeno uscire male da una competizione. Il calcio è fatto anche di cicli, di errori, di anni complicati. Il problema è quando una società come la Juventus comincia a perdere la propria identità, la propria fame, la propria lucidità. Il problema è quando si comincia ad accettare la mediocrità come se fosse un destino inevitabile.
E io questa cosa faccio fatica ad accettarla.
Da anni sentiamo parlare di ripartenze, progetti, riunioni, riflessioni, nuovi cicli, cambiamenti profondi. Cambiano i nomi, cambiano gli allenatori, cambiano i direttori, cambiano le parole usate nelle conferenze stampa. Ma troppo spesso la sensazione resta la stessa: si gira intorno al problema senza mai affrontarlo davvero.
Una volta è colpa dell’allenatore.
Una volta è colpa dei giocatori.
Una volta è colpa della rosa non all’altezza.
Una volta è colpa della società.
Una volta è colpa dell’eredità del passato.
Una volta è colpa del mercato.
Una volta è colpa della pressione.
Forse, brutalmente, è un po’ colpa di tutto.
Ma continuare a cercare un solo colpevole comodo è diventato quasi un alibi. E la Juventus, gli alibi, storicamente li lasciava agli altri.
Io non credo nella critica sterile. Non mi interessa insultare per il gusto di insultare. Non mi interessa fare il personaggio sempre arrabbiato, sempre contrario, sempre distruttivo. Ma non mi interessa nemmeno il tifo anestetizzato, quello per cui bisogna sempre trovare una scusa, sempre proteggere qualcuno, sempre aspettare, sempre credere che domani magicamente sarà diverso.
No.
A un certo punto bisogna anche guardarsi allo specchio.
Bisogna chiedersi perché ogni anno sembriamo vivere lo stesso copione. Bisogna chiedersi perché certe partite sembrino pesare addosso ai nostri giocatori come macigni. Bisogna chiedersi perché squadre che, sulla carta, non dovrebbero avere rose nettamente superiori alla nostra, spesso sembrano più leggere, più organizzate, più affamate, più vive.
Bisogna chiedersi se il problema sia tecnico, mentale, societario o culturale.
E soprattutto bisogna avere il coraggio di dire una cosa semplice: la Juventus non può vivere solo di memoria.
La storia è fondamentale. La storia pesa. La storia della Juventus è enorme. Ma la storia non scende in campo. La storia non costruisce un centrocampo. La storia non ti dà automaticamente personalità. La storia non ti garantisce una dirigenza forte, una visione chiara, un mercato intelligente o uno spogliatoio con le palle.
La storia va onorata.
Non usata come coperta per nascondere il presente.
E il presente, diciamolo senza troppi giri di parole, è spesso difficile da digerire.
Ci sono stati anni in cui la Juventus entrava in campo e tu, anche nei momenti complicati, sentivi che prima o poi avrebbe trovato il modo. Magari non giocava sempre bene, magari non era sempre spettacolare, ma aveva una cosa addosso: l’autorità. Quella sensazione che l’avversario potesse anche giocare meglio, ma alla fine doveva fare i conti con la Juventus.
Oggi, troppo spesso, quella sensazione non c’è.
Oggi vediamo una squadra che a volte sembra impaurita dal proprio nome. Una squadra che si abbassa, che si complica la vita, che spesso non ha il coraggio della giocata, del tiro, della scelta verticale. Una squadra che in certi momenti sembra più preoccupata di non sbagliare che desiderosa di vincere.
E per la Juventus questa è una cosa pesante.
Perché la Juventus non è nata per partecipare.
Non è nata per vivacchiare.
Non è nata per festeggiare una qualificazione come se fosse un trofeo.
Non è nata per spiegare ogni fallimento con una conferenza stampa elegante.
La Juventus è nata per vincere.
E quando non vince, deve almeno dare la sensazione di sapere esattamente dove sta andando.
Ecco, forse oggi manca proprio questo: la direzione.
Non la frase da comunicato. Non il progetto raccontato bene. Non la promessa di un futuro luminoso. Manca quella sensazione forte, concreta, quasi fisica, che qualcuno abbia davvero il controllo della nave. Che ci sia una visione. Che ci sia un’idea tecnica. Che ci sia una linea societaria. Che ci sia una cultura interna capace di dire: questo è da Juventus, questo no.
Perché non tutto può essere da Juventus.
Non basta indossare quella maglia.
Non basta essere un bravo ragazzo.
Non basta correre.
Non basta fare il compitino.
Non basta dire che bisogna lavorare.
Alla Juventus serve personalità. Serve qualità. Serve fame. Serve gente che regga il peso della maglia. Serve anche una società che sappia scegliere, proteggere, decidere e, quando serve, tagliare.
Per questo SFB nasce senza filtri.
Non perché qui si scriverà sempre contro qualcuno. Ma perché qui non voglio scrivere con la paura di disturbare. Non voglio stare dentro il recinto del “non si può dire”. Non voglio fare finta che la mediocrità sia pazienza, che la confusione sia progetto, che la mancanza di personalità sia sfortuna.
Qui si parlerà di Juventus in modo diretto.
Con passione, sì.
Con amore, sempre.
Ma anche con rabbia, quando serve.
Con ironia, quando sarà inevitabile.
Con nostalgia, perché chi ha vissuto certe Juventus non può non averla.
Con lucidità, almeno ci proverò.
E soprattutto senza quella voglia di piacere a tutti che spesso ammazza ogni opinione vera.
Non mi interessa scrivere cose comode.
Mi interessa scrivere cose sentite.
A volte potrò sbagliare. Sicuramente succederà. Il bello di avere un’opinione è anche assumersi il rischio e la forza di cambiarla, correggerla, metterla in discussione. Ma preferisco sbagliare dicendo ciò che penso davvero, piuttosto che scrivere frasi vuote per non scontentare nessuno.
Questo blog sarà anche personale. Non solo perché lo scrivo io, ma perché ogni tifoso vive la Juventus attraverso la propria storia. C’è chi la vive allo stadio, chi davanti alla televisione, chi nei bar, chi nei gruppi WhatsApp, chi a chilometri di distanza. Io la vivo da fuori Italia, ma con una vicinanza emotiva fortissima. Forse proprio questa distanza rende tutto ancora più particolare: non sei immerso ogni giorno nello stesso rumore mediatico, ma senti comunque tutto. Le vittorie, le sconfitte, le ingiustizie, le illusioni, le figuracce, le speranze.
E quando senti che qualcosa non va, arriva il momento di dirlo.
SFB nasce da lì.
Nasce da quella sensazione che non basta più un commento scritto di getto. Nasce dalla voglia di mettere ordine nei pensieri. Nasce dalla necessità di parlare di Juventus andando un po’ più a fondo, senza ridurre tutto al solito “via questo”, “dentro quello”, “colpa sua”, “fenomeno l’altro”.
Perché il calcio è semplice solo per chi lo guarda male.
Dietro ogni stagione sbagliata ci sono scelte. Dietro ogni rosa incompleta ci sono strategie. Dietro ogni squadra senza personalità c’è una cultura che forse non è più abbastanza forte. Dietro ogni progetto interrotto c’è una responsabilità. E dietro ogni tifoso arrabbiato, spesso, c’è solo una cosa: amore.
Sì, amore.
Perché chi non ama davvero una squadra, a un certo punto smette semplicemente di interessarsi. Cambia canale, cambia argomento, si abitua. Chi invece continua ad arrabbiarsi, a discutere, a scrivere, a guardare, a sperare anche quando dice di non sperare più, forse è proprio quello che non riesce a lasciarla andare.
Io sono così.
Dico che sono stufo, ma poi guardo.
Dico che non mi illudo più, ma poi una piccola parte di me ci ricasca.
Dico che ormai ho capito tutto, ma poi basta una partita diversa, un atteggiamento diverso, un segnale vero, e torno a pensare che forse qualcosa può cambiare.
È la maledizione e la bellezza dell’essere tifosi.
Però una cosa voglio metterla in chiaro fin dall’inizio: qui non si confonderà mai la fedeltà con il silenzio.
Essere juventini non significa applaudire tutto.
Essere juventini non significa difendere ogni scelta.
Essere juventini non significa accettare una Juventus piccola, timida, confusa, normale.
Essere juventini significa pretendere.
Prima dagli altri, certo. Ma anche da noi stessi come tifosi.
Perché anche il tifo, a volte, si abbassa di livello. Ci si accontenta troppo facilmente. Si cercano nemici ovunque, ma raramente si guarda dentro casa. Si difende un giocatore per simpatia o lo si distrugge per antipatia. Si cambia opinione ogni tre giorni. Si passa dal “siamo tornati” al “è tutto finito” con una velocità imbarazzante.
SFB proverà a stare in mezzo a questo caos con una linea chiara: passione, memoria, critica, identità.
Non sarà un blog neutrale.
Non voglio esserlo.
Sarà un blog juventino. Profondamente juventino. Ma non cieco. Non addomesticato. Non prigioniero della nostalgia, anche se la nostalgia ci sarà. Non prigioniero della rabbia, anche se la rabbia ogni tanto uscirà.
Sarà un posto dove dire che la Juventus deve tornare a essere Juventus non solo nei video celebrativi, non solo nelle maglie, non solo negli slogan, ma nelle scelte quotidiane. Nel mercato. Nella mentalità. Nella comunicazione. Nel modo di stare in campo. Nel modo di reagire alle sconfitte. Nel modo di scegliere gli uomini prima ancora dei giocatori.
Perché la Juventus, quella vera, non chiedeva permesso.
E forse oggi è proprio questo che manca più di tutto.
Non solo qualità.
Non solo soldi.
Non solo un grande nome in panchina.
Non solo un direttore sportivo bravo.
Non solo un attaccante da venti gol.
Manca quella ferocia tranquilla di chi sa chi è.
La Juventus deve ritrovare se stessa. E noi, nel nostro piccolo, dobbiamo smettere di raccontarcela.
Per questo nasce SFB – Senza Filtri Bianconeri.
Per scrivere quello che in un post non ci sta.
Per dire quello che spesso si pensa ma si evita di dire.
Per discutere senza maschere.
Per criticare senza smettere di amare.
Per ricordare da dove veniamo e chiederci, senza paura, dove stiamo andando.
Non prometto equilibrio finto.
Non prometto diplomazia.
Non prometto di avere sempre ragione.
Prometto solo una cosa: qui si parlerà di Juventus senza filtri.
Bianconeri, appunto.
Sempre.
Anche quando fa male.
Urban!